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La Birra del Borgo da oggi parla fiammingo

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Dopo il Gruppo Birra Peroni, produttore della Peroni e della Nastro Azzurro, ceduto lo scorso febbraio al colosso giapponese Asahi, e ancor prima a quello sudafricano Sab Miller, anche la reatina Birra del Borgo cambia proprietà. Ad acquisirla è proprio l’Anheuser-Busch InBev, più famosa come AB InBev, che si è recentemente fusa con la Sab Miller per formare la più grande multinazionale attiva nella produzione di bevande alcoliche e analcoliche. A undici anni dalla sua fondazione (la produzione cominciò a partire dal 2005 e da allora fu un’escalation du traguardi e di successi) la birra artigianale più venduta d’Italia cambia faccia, cedendo il 100% delle sue quote al gruppo belga. I termini dell’accordo non sono stati resi noti, ma è senza dubbio un passaggio di consegne storico sotto certi aspetti.

L’acquisizione di uno dei prodotti più antichi (la ricetta originale fu brevettata nel 1516 in Baviera) segna un punto di svolta per l’azienda di Borgorose: l’obiettivo dichiarato è quello di produrre birre di nicchia, supportati dalla solidità economica di una multinazionale forte come l’AB InBev. Secondo quanto dichiarato a più riprese, e da più voci autorevoli, non ci saranno cambiamenti drastici. Tanto per cominciare l’organigramma societario non verrà modificato: Leonardo Di Vincenzo rimarrà amministratore delegato di Birra del Borgo. L’imprenditore romano predica calma e spende rassicurazioni: in numerose interviste ha affermato che si continueranno a fare investimenti locali e che l’attività dell’azienda resterà assolutamente indipendente. Anzi, dopo un percorso di cinque anni la produzione verrà ampliata dai 12mila ettolitri annui attuali, cifra alta in Italia ma esigua rispetto alla produzione mondiale, fino a raggiungere i 50mila ettolitri all’anno.

Deve senza dubbio far riflettere il fatto che un colosso dell’industria brassicola abbia finalizzato l’acquisto di un’azienda all’avanguardia ma comunque piccola. Indice di una garanzia dal punto di vista qualitativo e delle idee proposte, canoni da sempre ricercati nella produzione della birra in Italia. Lo si evince anche da quanto ha dichiarato il Country Director di AB InBev Italia, Simon Wuestenberg, che ha elogiato il modo di lavorare e di intendere la produzione della birra di Leonardo Di Vincenzo e della sua azienda.
Un marchio di fabbrica nel mondo e che difficilmente potrà essere scalfito.

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