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La birra Peroni diventa della giapponese Asahi

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Una piccola rivoluzione sta per avvenire nel mondo della birra. Uno dei marchi storici di birre italiane, ovvero Peroni, sta per cambiare di nuovo nazionalità, e questa volta anche continente.

La Peroni è stata fondata nel 1846 e aveva a quei tempi sede a Vigevano, La famiglia del fondatore ha mantenuto il possesso del brand e dell’azienda fino al 2006, quando essa venne acquistata dal gruppo britannico SabMiller, che all’epoca pagò 246 milioni di euro. La SabMiller non acquistò per intero la società, ma solo il 60%. Adesso però la Peroni è tornata nuovamente sul mercato, e da alcuni mesi sono in atto delle trattative tra varie multinazionali europee, che a quanto pare alla fine hanno visto primeggiare la giapponese Ashai.

SabMiller si era vista infatti costretta a rimettere sulla piazza due dei brand più noti acquisiti in passato, ovvero Peroni e Grolsh, una birra olandese. Questo perché il gruppo è stato acquisito dalla multinazionale belga Ab InBev. L’Antitrust europeo avrebbe potuto sollevare delle difficoltà in quanto il gruppo già possiede altri importanti marchi a livello internazionale, come Corona e Stella Artois.

Dal momento in cui si è diffusa la notizia della vendita di Peroni e Grolsh in molti si sono fatti avanti: il fondo Kkr, Fraser and Neave (appartenenti al gruppo Thai Beverage), i fondi di private equity europei Pai Partners e Eqt.

Ma, come si diceva, alla fine a spuntarla su tutti sono stati gli orientali dell’azienda Ashai, un vero colosso che detiene già in Giappone il 38% del mercato della birra. Non solo, Ashai commercializza anche molti altri tipi di bevande non alcoliche. Ciò non le ha impedito però di trovarsi in difficoltà a causa di un netto calo dei consumi da parte dei suoi utenti, che iniziano a preferire il vino alla birra.

La prima offerta di Ashai è stata fatta nel mese di febbraio 2016; ora infine sembra che essa sia stata accettata. Peroni e Groelsh verranno vendute per un importo complessivo di 2,55 miliardi di euro, Nell’accrodo non sono però inclusi i diritti sui due marchi di birra negli Stati Uniti.

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